La gente è matta. Pertanto hanno deciso di produrmi un'antologia in vinile ora, nonostante il mio piano esaennale non fosse ancora concluso. E io li ho lasciati fare.
I tossici in questione si firmano APACEC e Brutta Botta e, col codice CECREC001 lo scorso venerdì 18 marzo 2016 hanno buttato fuori sto vinilozzo nero con copertina gatefold assemblata a mano. Un'edizione limitata di 250 copie numerate a mano finemente illustrate da quell'altro tossico di Nicola Alessandrini.
Con la faccia mia.
La creatura è stata intitolata "L'Antilogia", è audibile e costa la
bellezza di 15 neuri. Fondamentalmente è uno status symbol quindi cacate poco il cazzo, se la volete sapete come fare. Questa la
tracklist:
a1. DRAMATIC CAROTA
a2. MENTALITA'
a3. PEZZI DI FICHE
a4. TUTTE MOSCHE
a5. SONO IO IL SUFFRAGIO UNIVERSALE
a6. BURZUM DUE
a7. PADRE MOSTRO
a8. TI APRO IL CULTO
a9. GHIGLIOTTINA E LANCIAFIAMME
b1. METANARO
b2. FEMMINICIDIO
b3. MARCHIGIAN ROUTINE 2
b4. LO VUOI NEL CULO
b5. TERREMOTO
b6. RITARDO MENTALE
b7. C'HO UNA PERSONA DENTRO
b8. SONO IO L'AUTOCRITICA MUSICALE
b9. ROBUSTE DOSI DI CAZZO
Ed arriva anche il quinto capitolo della saga grottesco-demenziale de La Tosse Grassa,
artista(?) di dubbie capacità, che comunque continua a ricevere un
consenso non trascurabile dal pubblico, anzi dal suo pubblico, che il
musicista(?) recanatese continua ad accontentare con l’ennesimo disco
fatto di collage di pezzi altrui e liriche eleganti come una gara di
rutti in una cantina di paese. L’unica cosa che forse potrebbe
sorprendere di ‘TG5’ è la minor veemenza delle liriche, che il nostro
geniale paroliere(?) si sia un po’ rammollito o che abbia finito le
idee? I Tool ci stanno mettendo dieci anni a far uscire un nuovo
disco, forse per il cantante(?) irriverente marchigiano fare un disco
all’anno è troppo presuntuoso. Ma onestamente, ha senso disquisire
seriamente de La Tosse Grassa? No. Ergo, buon ascolto(?).
Dalle avanguardie storiche alle avanguardie statiche. “TG5”,
Il quinto disco di La Tosse Grassa è la consueta incrostazione di loop
rappresi in grado di trasmettere infezioni linguistiche provenienti
dalla più oscura provincia. Anche l’ironia è lorda e appestata dal tanfo
di posture della logica assunte solo in alcuni caratteristici bar ben
individuabili dalla presenza di singolari panni in plastica fiorata a
coprire tavoli da plastica non fiorata. Girone della Merda
racconta di conversazioni orecchiate e di polisemicità indotta da
assenza di pensiero. Se nel girone della merda di pasoliniana memoria i
protagonisti erano indotti a mangiare escrementi di produzione propria
nello stesso girone de La Tosse Grassa assistiamo al processo di
espulsione di ciò che era stato ingurgitato, la merda si fa verbo. E il
verbo si fa carne nel Metanaro, uno sberleffo al vezzo blasé
per lo scrostato e il malaticcio vero cavallo di battaglia dei flaneur
di ogni epoca e di ogni grado di maledizione; Metanaro è un inno alla decadenza tardo industriale e ai detriti intellettuali lasciati dalla piena Tondelliana di qualche anno fa.
La Tosse Grassa non risparmia nessuno, lancia anatemi, apostrofa
senza ritegno, si fa gioco di ogni velleità e ha la serietà per non
averne alcuna. È inutile andare a ricercare i nomi e cognomi (Brondi,
Offlaga Disco Pax, Ligabue) ma non perché la Tosse Grassa non ne faccia,
ma perché ne fa troppi, le citazioni si rincorrono e i riferimenti
esorbitanti ed esagitati fanno di questo brano e di “TG5” la
più grande opera post-moderna fuori tempo massimo mai comparsa in
Italia. E beninteso, senza alcun sarcasmo. Tanto più che “TG5” è
frutto di un'ossessiva cura del frammento sonoro/linguistico. Non
importa sapere da dove proviene cosa perché ogni copia/incolla è la
costruzione di un nuovo mondo in cui ogni riferimento non ha più senso
se non nel nuovo orizzonte. È il caso di Solo Battisti, un
concentrato di luoghi comuni della canzone rock che si lascia apprezzare
per essere un collage dada di frasi estrapolate dalla grande produzione
Battisti/Mogol. Allo stesso modo la costruzione musicale complessiva
fatta di campionamenti selvaggi, ripetitivi, accostati spesso senza
alcuna necessità narrativa ne fanno l’imitazione sguaiata di una
imitazione sguaiata (il pop commerciale vagamente dance).
E da “TG5” se ne esce con la stessa felicità imberbe che ci
accompagnava tornando a casa dopo una giornata passata sulle macchine a
scontro nella festa del paese: le mani nelle tasche vuote e la
sensazione che tutto sarebbe stato diverso se la coda di volpe dei
calcinculo lì in alto non ci fosse sfuggita proprio all’ultimo per pochi
millimetri.
Dopo cinque anni e altrettanti album, è arrivato il momento di
avanzare qualche perplessità sulla produzione di Vanni Fabbri, aka La
Tosse Grassa. Uno che non ha mai saputo rinnovarsi di un millimetro:
stesse situazioni, stessi mash-up, stesse bestemmie. Ecco, pensate sul
serio che una critica simile possa essere mossa nei confronti del
musicista marchigiano? Dai, facciamo i seri: qualcuno pretende forse che
un giorno Fedez(nome scelto non a caso) possa convertirsi alla tradizione klezmer o che Zuccherola
finisca di scopiazzare gli spartiti altrui? E allora perché non dare a
La Tosse Grassa quel che è della Tosse Grassa? Perché non riconoscere
che la sua formula continua a funzionare? Perché non ammettere che i
suoi copia e incolla sono efficaci come sempre?
Da queste parti non c’è problema. Facile definire “TG5” come il
solito condensato di musica altrui rimescolato nell’usuale modo
scientifico, accompagnato dalla competenza e dalla genialità alle quali
Vanni ci ha abituato. Il gioco di riconoscere chi e cosa si nasconde tra
le canzoni della Tosse Grassa è un must. Anche stavolta il divertimento
è assicurato, citazioni d’obbligo per l’“esordio” dei Velvet Undergrounde
per l’inserimento della sigla dello spot (quello degli anni ’70) del
Fernet Branca. Ma in mezzo al calderone c’è tanto, tanto di più.
Anche la veemenza dei testi del Fabbri gioca un ruolo fondamentale:
irriverenti e sporcaccioni, autoironici (“Sono io l’autocritico
musicale”), spesso legati al natio borgo selvaggio e dintorni. Tuttavia
non sempre facili da comprendere (come “Solo Battisti”, un collage di
frasi e titoli di canzoni made by Mogol) e forse un pizzico meno brutali
che in passato: mancano pezzi come “Lo vuoi nel culo”, o “Matrimonio
gay”, peraltro assurti a ruolo di classici. Tutto quel che volete, ma
non si dica che la Tosse Grassa non sia in grado di andare oltre se
stesso: non è quel che cerca. E, soprattutto, non è quel che il suo
zoccolo duro ha intenzione di chiedergli.
Ed eccoci qua, giunti alfine al traguardo! Questo è l'ultimo lunedì in cui vi farò dono di brani tratti dall'ultimo album de La Tosse Grassa perché siamo giunti al dodicesimo brano, l'ultimo, vale a dire "SONO IO L'AUTOCRITICA MUSICALE". Mi esce una lacrimuccia, anche perché ho una palpebra gonfia dall'alcole. Poi mi passa. E voi? Come farete? Qualcosa ci inventeremo, voi nel dubbio organizzatemi degli spettacoli dal macellaio sotto casa. Che il Porcoddìo del Degrado sia con voi!
il pezzo:
il testo:
allora, cosa dire di questo disco di ltg al quinto appuntamento sulla lunga distanza sempre lo stesso stile come gli ac/dc l'unica novità è che gli è cresciuta la panza
la formula non è cambiata, siamo abituati ormai dodici canzoni che parlano di gente coi guai un mashup mediamente di buona qualità su cui si poggia una voce come sempre pessima
non è solo un difetto di missaggio e di registrazione è che il nostro ha problemi con tempo e intonazione nonostante ciò si ostina a vedersi tra i bardi sarà perché abita vicino casa leopardi
però le canto e pure tanto alza il volume spacca l'impianto
però le ballo anche se è callo me ce mbriaco e me ce sballo
poi che palle quando fa l'autoreferenziale la canzone recensione ne è un esempio palese vuole fare il brillante però gli viene male con quell'ironia sessista, provinciale e borghese
per il pubblico del trash non sarà soddisfacente non c'è un brano sulle ruspe e bestemmie poco o niente tuttavia sui contenuti non si è regolato affatto tocca temi delicati col suo solito tatto
oltremodo negatìvo e deprimente il ton forse avrà ascoltato troppo i dischi dei darkthrone ci viene il dubbio che il tipo sia proprio psicopatico la cosa preoccupante è che a qualcuno sta simpatico
però le canto e pure tanto alza il volume spacca l'impianto
però le ballo anche se è callo me ce mbriaco e me ce sballo
per finire due parole su quell'espediente paraculo del voler citare a tutti i costi gli swans
per non parlare poi del momento doppiamente paraculo quando cita il fatto che prima aveva citato gli swans e per giunta infila in maniera forzata le frasi nelle strofe anche se stando a metrica e rima non ci vanno per un cazzo
però le canto e pure tanto alza il volume spacca l'impianto
però le ballo anche se è callo me ce mbriaco e me ce sballo
quanto me gusta ma quant'è bello se non te piace pocciame u cello
Caspiterina! Siamo sopravvissuti pure alla sequela di streghe, santi e morti! O meglio, il giorno dei morti è oggi ma è lunedì, mi sento abbastanza fuori pericolo. Nel dubbio però non perdo troppo tempo e vi faccio subito dono di "FEATURING FEDEZ", che è il penultimo brano di "TG5", quinto album de La Tosse Grassa. Ciò implica che con lunedì prossimo con la dodicesima traccia avremo finito.
Vi mancherò?
il pezzo:
il testo:
nel 120.000 avanti cristo niente stronzi come me
non c'era nemmeno signorini, nienti dischi con fedez
col video
in heavy rotation
ho fatto un disco con fedez
ho rotto un disco con fedez
ho fatto un disco con fedez
ho rotto un disco con fedez
olfatto un disco con fedez
arlotto un disco con fedez
abbatto un disco con fedez
alberto un disco con fedez
a posto un disco con fedez
orlando un disco con fedez
opossum disco con fedez
amianto un disco con fedez
aborto un disco con fedez
ho fatto un disco con fedez
ho fatto un lp
brucio le tappe, calpesto le piante
mi faccio una carriera rovistando così
comincio da x factor, poi c'è sanremo
poi agon channel e finisco coi materassi
in mezzo c'infilo un duetto con jovanardi
una rissa coi camillas ed esplodo due petardi
poi una grande uscita di scena morendo in disgrazia
pisciandomi addosso tra i cronici
di beverly hills
ho fatto un disco con fedez
ho rotto un disco con fedez
ho fatto un disco con fedez
ho rotto un disco con fedez
ho fatto un disco con fedez
ho rotto un disco con fedez
ho fatto un disco con fedez
ho rotto un disco con fedez
olfatto un disco con fedez
arlotto un disco con fedez
abbatto un disco con fedez
alberto un disco con fedez
a posto un disco con fedez
orlando un disco con fedez
opossum disco con fedez
amianto un disco con fedez
aborto un disco con fedez
ho fatto un disco con fedez
ho rotto un disco con fedez
ho rotto un disco con fedez
Salve a tutti! E' stato un week-end lungo, almeno un'ora più del previsto, e qualcosa mi dice che anche il prossimo non sarà da meno, tra streghe, santi e morti. Tutto questo giusto per occupare sto paio di righe che sennò pareva brutto saltare subito al sodo senza preliminari. Questo lunedì vi faccio dono di "VITA : VERMI = MORTE : IDEALE", decima traccia di "TG5", così magari se c'è tra voi qualcuno che ne capisce di psicanalisi me la spiega. Anche se forse sarebbe meglio di no. Distinti saluti.
il pezzo:
il testo:
torta la vecchia la vita ti ciuccia dispera caproni di zucca sfogliati d'albano ornamentale mastio
mi desto madido dopo sogni strani di balli latini fatti che in veglia non riterrei umani mambi malati
soffoca il buio nell'arancio domenica sera rappuso camionista torbido militarista sudato campione di gioia turbato d'approdo camillo gesù
odo tiorbe suonate dai cani pur anco violini dottore mi aiuti entro domani tengo figlioli
gomorra lampione sorbetto laccio di gomma panico settico tornate indietro quando potato rapito dal vento tutto finito serrado mi snodo capriccio atrocità
ormai è tardi mi aspettano i nani fisso i lavandini gloria e ottimismo li vedo lontani perso comandi
tremendi orizzonti canino destino rabbioso domani per sempre usucapione del grattino biondo parcheggia nell'altro oltretomba vita vermi morte ideale